Sicurezza sul lavoro

SMARTWORKING E AFFATICAMENTO VISIVO

In questo periodo molti di noi lavorano da casa cercando di ricreare nell’ambiente domestico le condizioni ideali per svolgere la propria attività, senza però riuscirci sempre!

Vogliamo quindi oggi analizzare l’affaticamento visivo legato alla non corretta illuminazione delle postazioni utilizzate durante le nostre attività in smartworking e darvi alcuni suggerimenti.

Gli occhi sono una parte del corpo fortemente sollecitata dal lavoro al videoterminale (VDT) che richiede in genere di mantenere a lungo lo sguardo sullo schermo. Il lavoro al VDT affatica gli occhi, causando una perdita nell’acutezza visiva, difficoltà nel mettere a fuoco o nel concentrare lo sguardo.

L’ASTENOPIA

L’affaticamento visivo (astenopia) può presentarsi con vari sintomi: lacrimazione, bruciore, secchezza oculare, pesantezza, fastidio alla luce

L’affaticamento visivo inoltre può avere riflessi a carico di altri distretti dell’organismo, portando a sviluppare mal di testa di origine tensiva o dolori cervicali dovuti alle posture scorrette assunte per compensare problemi visivi.

Ricordiamoci perciò di fare delle pause di almeno 15 minuti ogni 2 ore. Le pause devono essere utilizzate per far riposare gli occhi:

quindi evitate di leggere e soprattutto evitate di scrivere al cellulare, anche se le pause sembrano i momenti ideali per farlo!

Ricordiamoci che in condizioni di riposo gli occhi “guardano all’infinito”, come se lo sguardo fosse su un oggetto lontano.

L’ABBAGLIAMENTO

La corretta illuminazione del posto di lavoro rende più facile il riconoscimento dei caratteri, riduce gli abbagliamenti, e non richiede un impegno eccessivo ai fotorecettori della retina.

Il rischio di abbagliamento si verifica se fonti di luce eterogenee colpiscono gli occhi di chi lavora di fronte al videoterminale sia provenendo da una fonte luminosa che dalla sua riflessione. Anche una forte differenza nell’intensità di illuminazione nell’ambiente causa abbagliamento (parete chiara dietro le spalle del monitor: è il caso degli schermi utilizzati in ambienti al buio, o lavoro svolto in terrazzo o in giardino in pieno sole, che – seppur piacevole in un primo momento – aumenterà il nostro affaticamento visivo.

In condizioni ottimali le fonti luminose sono disposte perpendicolarmente al VDT, e ad un’altezza tale da non rientrare nel campo visivo. Le lampade devono essere schermate per evitare la presenza di luce diretta.

L’illuminazione dell’ambiente deve essere omogenea ma non tale da causare effetti di monotonia.

Si deve preferire in ogni caso la luce naturale, ma questa deve essere schermata, in quanto ha in genere un’intensità molto maggiore della luce artificiale. Come per la luce artificiale, la fonte di luce naturale non deve trovarsi nel campo visivo. 

Detto in parole più semplici: a casa potete migliorare la distribuzione della luce semplicemente con l’ausilio di una lampada da tavolo e mantenendo lo schermo a 50-70 cm dal viso e non più vicino.

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PROTOCOLLO SICUREZZA NEI LUOGHI DI LAVORO

In questo periodo di incertezza e dubbi ci sembra utile approfondire e diffondere il Protocollo per la regolamentazione delle misure relative al COVID-19 nei luoghi di lavoro sottoscritto da Governo e Parti Sociali il 14 marzo 2020

Il Protocollo Sicurezza nei luoghi di lavoro vuole coniugare la prosecuzione delle attività produttive che non possono essere temporaneamente sospese o rese totalmente “smart” tramite il lavoro da casa, con la garanzia di condizioni di salubrità e sicurezza degli ambienti di lavoro e delle procedure operative, assicurando quindi ai lavoratori adeguati livelli di protezione.

Nel documento vengono fornite indicazioni finalizzate a incrementare l’efficacia delle misure precauzionali di contenimento adottate per contrastare l’epidemia di COVID-19 che purtroppo oggi rappresenta un rischio biologico generico e presente in ogni settore e per il quale occorre quindi adottare misure uguali per tutta la popolazione.

Di seguito una sintesi di quanto previsto rispetto a temi di:

  • INFORMAZIONE
  • MODALITÀ DI INGRESSO IN AZIENDA PER LAVORATORI E FORNITORI
  • ATTIVITÀ DI SANIFICAZIONE, PULIZIA E PRECAUZIONI IGIENICHE DEL PERSONALE
  • DPI
  • GESTIONE DEGLI SPAZI COMUNI, DELL’ORGANIZZAZIONE AZIENDALE, DEGLI SPOSTAMENTI INTERNI, RIUNIONI, FORMAZIONE
  • GESTIONE DI UNA PERSONA SINTOMATICA IN AZIENDA E ATTIVITÀ DEL MEDICO COMPETENTE

Per quanto riguarda l’INFORMAZIONE si stabilisce che l’azienda informi chiunque entri (quindi lavoratori e ospiti) affiggendo all’ingresso e nei luoghi maggiormente visibili dei locali aziendali appositi depliants informativi.

L’INGRESSO IN AZIENDA DEL PERSONALE E DEI FORNITORI ESTERNI prevede che prima dell’ingresso al luogo di lavoro i lavoratori potranno essere sottoposti al controllo della temperatura. Se da tale controllo dovesse risultare una temperatura superiore ai 37,5° si provvederà all’allontanamento del lavoratore stesso. Si favoriranno orari di ingresso/uscita scaglionati per evitare il più possibile contatti nelle zone comuni (ingressi, spogliatoi, mensa). Per i fornitori invece si dovranno individuare procedure che riducano al massimo il contatto con il personale dipendente.

Si dovrà garantire una PULIZIA giornaliera e una SANIFICAZIONE PERIODICA degli ambienti e delle postazioni di lavoro, e si raccomanda una attenzione particolare all’igiene delle mani.

Per quanto riguarda i DISPOSITIVI DI PROTEZIONE INDIVIDUALE, in considerazione dell’attuale situazione di emergenza e della difficoltà di approvvigionamento e alla sola finalità di evitare la diffusione del virus, potranno essere utilizzate mascherine la cui tipologia corrisponda alle indicazioni dall’autorità sanitaria.

Negli SPAZI COMUNI INTERNI (mensa, spogliatoi, ecc.) dovrà essere garantita la distanza di sicurezza di 1 metro tra le persone e la pulizia e sanificazione con appositi detergenti. Nello svolgimento delle attività sarà necessario garantire una turnazione che riduca al massimo i contatti fra i dipendenti incaricati delle attività che non possono essere sospese o svolte in “smart working”.

Gli SPOSTAMENTI INTERNI dovranno essere limitati al minimo indispensabile, evitando le riunioni in presenza e se non dovesse essere possibile attuare i collegamenti a distanza, la partecipazione dovrà essere quella minima necessaria, fermo restando l’obbligo della distanza prevista e la corretta aerazione e pulizia dei locali.

Rispetto alla FORMAZIONE sottolineiamo che il Protocollo in tema di FORMAZIONE OBBLIGATORIA dei lavoratori prevede che: “Il mancato completamento dell’aggiornamento della formazione professionale e/o abilitante entro i termini previsti per tutti i ruoli/funzioni aziendali in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, dovuto all’emergenza in corso e quindi per causa di forza maggiore, non comporta l’impossibilità a continuare lo svolgimento dello specifico ruolo/funzione (a titolo esemplificativo: l’addetto all’emergenza, sia antincendio, sia primo soccorso, può continuare ad intervenire in caso di necessità; il carrellista può continuare ad operare come carrellista)”.

Infine nel caso in cui una persona presente in azienda sviluppasse febbre e tosse, lo dovrà dichiarare immediatamente all’ufficio del personale o al proprio responsabile che procederà immediatamente al suo isolamento e a quello degli altri presenti dai locali, avvisando le autorità sanitarie competenti.

Il MEDICO COMPETENTE continuerà la sua attività di sorveglianza sanitaria rispettando le misure igieniche contenute nelle indicazioni del Ministero della Salute e segnalerà all’azienda situazioni di particolare fragilità e patologie attuali o pregresse dei dipendenti e l’azienda provvederà alla loro tutela nel rispetto della privacy.

Il testo completo del Protocollo è scaricabile qui.

In questo momento difficile per il paese invitiamo comunque tutti a privilegiare, dove possibile, le modalità di lavoro a domicilio o comunque a distanza e a seguire scrupolosamente le indicazioni governative.

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LO STRESS LAVORO CORRELATO: COS’È?

Il luogo di lavoro è lo spazio in cui ognuno di noi trascorre circa metà della sua giornata: è quindi importante ricordare che – oltre alla sicurezza intesa dal punto di vista fisico – è fondamentale garantire ai propri lavoratori un ambiente che sostenga la motivazione e la soddisfazione professionale, utilizzando lo strumento della valutazione dello STRESS LAVORO CORRELATO.

Questo è infatti un mezzo utilissimo per misurare il grado di soddisfazione dei propri dipendenti, oltre a essere un vincolo di legge.

Il D.Lgs 81/08 aveva già anticipato questo obbligo rifacendosi all’ACCORDO EUROPEO SULLO STRESS SUL LAVORO (08/10/2004)

Successivamente la Commissione Consultiva Permanente – attraverso la circolare del 18 Novembre 2010 – sì è espressa in merito alle tempistiche da rispettare.

A partire dal gennaio 2011 è infatti diventato obbligatorio per le aziende effettuare la valutazione dello STRESS LAVORO CORRELATO.

stress lavoro correlato

La metodologia di valutazione si articola in due fasi:

  • la VALUTAZIONE PRELIMINARE – sempre necessaria – che consiste nella rilevazione di indicatori oggettivi e verificabili, appartenenti a tre categorie:
  1. Eventi sentinella: assenze per malattia; turnover; procedimenti e sanzioni disciplinari; specifiche lamentele formalizzate da parte dei lavoratori; segnalazioni al medico competente.
  2. Fattori di contenuto del lavoro: ambiente di lavoro; orario di lavoro; carichi e ritmi di lavoro; corrispondenza tra le competenze dei lavoratori e le mansioni a loro assegnate.
  3. Fattori di contesto del lavoro: autonomia decisionale; ruolo nell’organizzazione; conflitti interpersonali; sviluppo di carriera; scarsa chiarezza delle indicazioni ricevute.
  • la VALUTAZIONE APPROFONDITA – eventuale – da attivare solo nel caso in cui la valutazione preliminare riveli elementi di rischio da STRESS LAVORO CORRELATO.

Se la valutazione preliminare non rileva fattori di rischio da STRESS LAVORO CORRELATO la valutazione può ritenersi conclusa, ma sarà comunque necessario prevedere un PIANO DI MONITORAGGIO con le indicazioni dei controlli periodici previsti (per esempio la verifica dell’andamento degli eventi sentinella, ecc.) e un PIANO DI MIGLIORAMENTO con le indicazioni relative alle azioni di sviluppo (per esempio degli aspetti legati all’organizzazione del lavoro, della gestione delle risorse umane, della formazione del personale, ecc.).

Le figure coinvolte nella valutazione del rischio da STRESS LAVORO CORRELATO, oltre al datore di lavoro, sono il Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione (RSPP), il medico competente e il Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza.

È utile infine ricordare che in caso di incompleta redazione del DVR sono previste sanzioni con ammende da 1.000 a 4.000 euro, a seconda della gravità della mancanza rilevata.

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